suggerimenti per il tuo orto eroico

Questa pagina raccoglie alcune note relative alla coltivazione degli orti urbani che integrano i contenuti del libro "Orticoltura (eroica) urbana".

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NOTA DELL'AUTORE: Il testo che segue è estratto dalle bozze del libro, ma non è stato utilizzato. Esso è, quindi, un contenuto originale di questa pagina web. Come tale potete farne ciò che volete, incluso copiarlo, purché sia vostra cura citarne la fonte nel modo che segue: 

Testo tratto da www.orticolturaeroicaurbana.it, sito web di arricchimento dei contenuti del libro "Orticoltura (eroica) urbana" di Emilio Bertoncini, edito da MdS Editore"


Pomodoro

Il pomodoro è un ortaggio che ha una grande importanza nella cucina italiana: ma cosa si mangiava prima che Cristoforo Colombo scoprisse l'America?!? Riuscite a immaginare la nostra tavola senza il pomodoro? Cominciamo con il dire che è una pianta molto sensibile al freddo e che vuole tanto sole. La semina in semenzaio, soprattutto se riscaldato, si può fare anche in inverno, ma all'aperto si deve attendere almeno marzo. Tra aprile e maggio si possono trapiantare le piantine in esterno, senza particolari protezioni, a una distanza di almeno 40-50 cm una dall'altra. È una pianta che non ha particolari esigenze riguardo al terreno e che man mano che cresce deve essere sostenuta con tutori. È ragionevole che si debba intervenire con del rame per proteggerla dai funghi quando l'estate è umida. Fin da quanto le piante sono piccole è necessario eliminare i germogli, con le forbici o con le mani, che si formano all'ascella delle foglie facendo in modo che la pianta abbia un unico asse di crescita. Esistono molte varietà di pomodoro con i frutti di varie forme (rotondi, cuoriformi, allungati) e, soprattutto, di vari colori: se siete curiosi ne troverete anche di gialli e di neri. Potete consociarlo con lattughe, cicorie, cavoli, prezzemolo e sedano. Oltre che in campo può essere coltivato in contenitori purché sia garantita la disponibilità di un sostegno.

Melanzana

Un'altra pianta che vi farà abbandonare gli stereotipi è la melanzana. Come ve la immaginate? Qualcuno si limiterà a pensare al frutto, ma io sono letteralmente innamorato dei suoi fiori color violetto. E i frutti possono avere forma allungata o ovoidale e colori che vanno dal nero al viola, fino al bianco. Sì, bianco... e vi giuro che solo dopo aver visto le melanzane bianche ho capito perché gli americani le chiamano “eggplants”: sembrano davvero uova! La melanzana è un altro ortaggio tipicamente estivo che possiamo seminare in pieno campo a primavera, mentre se comprate le piantine le metterete a dimora ad almeno 30-40 cm una dall'altra a primavera avanzata poiché temono il freddo. Potete coltivarla insieme a lattughe e cavoli e, analogamente a quanto accade per il pomodoro, è necessario eliminare i germogli ascellari per evitare un’eccessiva ramificazione. Inoltre, per i getti laterali a un certo punto è necessaria la cimatura, cioè va tolta la loro punta per evitare che si formino troppi fiori su ogni ramo. Come per il pomodoro e il peperone, la raccolta è scalare. Si coltiva tranquillamente in 20 cm di terra, anche in contenitore.

Peperone

Il peperone, come le altre due, non ama i ristagni d'acqua ed è pianta tipicamente estiva. A fine inverno può essere seminato a spaglio o a file in semenzaio riscaldato. Successivamente si possono trasferire le piantine in vasetti dove attenderanno la primavera per il trapianto. Da qui inizia la storia per chi compra le piantine, mentre la semina direttamente in piena terra è poco diffusa. Le piante andranno ad almeno 40-50 cm l'una dall'altra. Man mano che cresce, il peperone può giovarsi del sostegno offerto da un piccolo tutore e, se è troppo vigoroso, della rimozione di alcuni germogli. Anche un eccesso di fiori può essere contenuto rimuovendoli a favore di un maggiore e migliore accrescimento dei frutti. Non chiedetemi quando è maturo perché, salvo che la maturazione si riconosca dal cambio di colore, io mangio verdi anche quelli rossi e gialli.

Patata

Finisco la carrellata sulla famiglia delle solanacee, cui appartengono pomodoro, melanzana e peperone, aggiungendo la patata. Tonda, allungata, bianca, gialla o rossa, precoce, cioè da seminare a fine inverno e raccogliere a fine primavera - inizio estate, o tardiva, coltivabile anche dopo un'altra coltura estiva, delle nostre quattro solanacee da orto è l'unica di cui non mangiamo i frutti ma i tuberi, cioè dei fusti sotterranei che fungono da organi di riserva della pianta. La patata vuole acqua, sebbene non in eccesso, un terreno sciolto, ricco di sostanza organica, potassio e fosforo (ricordate la concimazione di fondo!), e leggermente acido. A me è venuta benissimo tanto nei cassoni di legno riempiti con terriccio per agricoltura biologica, quanto nel contenitore da terrazzo con sistema di subirrigazione. È possibile coltivarla con fagioli, cavoli, finocchi, fave e piselli e durante la coltivazione gradisce la rincalzatura, cioè l'addossamento di terra al fusto. Come ho già scritto, la semina non è esattamente tale, anche se è uso comune chiamarla così. Infatti, si piantano a circa 10 cm di profondità tuberi interi o divisi, ma sempre muniti di almeno un occhio. La distanza tra le piante è di almeno 25 – 30 cm o, come diceva mio nonno “un sommesso”. So che vorreste sapere di cosa si tratta ma... dovrei fare un gesto con una mano. La patata ha un nemico giurato: la dorifora, è un insetto vorace che dobbiamo controllare con un insetticida biologico appena fa la sua comparsa, altrimenti finiremo in un grosso guaio. Le erbacce vanno eliminate, magari per farne del compost da usare quando ripianteremo le patate altrove, visto che gradiscono un’abbondante concimazione organica. Dopo averle “cavate” di terra dovete lasciarle asciugare e poi conservarle al buio per evitarne la germinazione, processo durante il quale si produce una sostanza tossica e amara.

Zucchine

Con le zucchine entriamo nella famiglia delle cucurbitacee che comprende anche le zucche, il melone, l'anguria e il cetriolo. Le zucchine sono in grado di dare grandi soddisfazioni e di fornirci per l'uso in cucina, di fiori e di frutti.
Un buon terreno fresco e soffice, senza eccessi d'acqua, ma non secco, e ricco di sostanza organica è un buon ambiente di coltivazione. La semina può essere fatta in vasetti in cui mettere due o tre semi a partire dalla fine dell'inverno oppure direttamente in postarelle in piena terra a partire dalla piena primavera. Seguirà un diradamento per lasciare in campo una sola pianta per postarella. In primavera avanzata, quando siamo certi che non ci saranno più giorni e notti fredde, si può iniziare la coltivazione in piena terra trapiantando le giovani piante. Lo sviluppo della pianta è considerevole ed è bene distanziare le piante di circa un metro. Qualcuno le fa crescere su un tutore che finisce per dare alla pianta l'aspetto di un alberello. Questo consente di economizzare lo spazio. Quando le piante sono ancora giovani possiamo coltivare negli spazi tra una e l'altra delle lattughe, fagioli o cipolla. Una buona concimazione organica è la premessa per un proficuo raccolto che sarà scalare e andrà avanti per tutta l'estate. È importante togliere le zucchine spesso, quasi quotidianamente, per evitare che si ingrossino troppo perdendo in qualità e riducendo la capacità di fruttificazione della pianta. Non è difficile che foglie e frutti vadano incontro al mal bianco che può essere controllato con lo zolfo.
Le zucchine possono avvantaggiarsi di una pacciamatura e di sarchiature, così come la zucca che può anche essere cimata lasciando due foglie dopo il frutto per favorirne l'ingrossamento. Anche melone e anguria vogliono un terreno ricco di sostanza organica, sciolto e permeabile. Tra le cucurbitacee il cetriolo si giova sia di cimature (la prima sopra la quarta foglia, poi sui germogli non fruttiferi sopra la settima foglia), sia di sostegni che possano reggere la pianta evitando il contatto con il terreno.

Leguminose: fagioli, piselli fave

Siamo approdati alla famiglia delle fabacee o, come d'abitudine per chi ha studiato botanica qualche anno fa, delle leguminose. Si tratta di piante importanti perché arricchiscono il terreno di azoto.

Il fagiolo teme le piogge che si protraggono per più giorni e i freddi tardivi e si adatta in terreni permeabili e profondi. Nelle zone più calde si può seminare già a fine inverno, ma altrove si deve attendere la primavera ormai affermata quando si seminerà posizionando i semi in un solco non profondo distanziati di 6-8 cm per le varietà nane e 20 cm per quelle rampicanti. Esistono varietà rampicanti che necessitano di sostegni. In questo caso può tornare comodo affiancare due file distanti almeno 80 cm, così da incrociare e legare i tutori aumentandone la stabilità. Reti di materiale plastico o graticci possono andare benissimo nella coltivazione in piccoli spazi attorno alla casa. Il fagiolo si avvantaggia della concimazione con letame della coltura precedente e della concimazione con fosforo e potassio. Inutile dire che il nome “fagiolo” racchiude un mondo che include fagioli da sgranare, dai quali cioè si separa il seme, e fagioli mangiatutto, dei quali si mangia direttamente il frutto, cioè il baccello. Tra i primi, di alcuni si usa il seme fresco e di altri il seme secco. Il fagiolo, comunque, può essere consociato con lattughe, pomodoro, ravanello, bietola, rapa e cavoli. Ho coltivato i fagioli mangiatutto (o stringhe) in semplici sacchi di terriccio.

Il pisello, oltre alla notorietà datagli dalla famosa principessa, si merita l'assai meno importante gradimento di chi sta scrivendo. Ricordo incredibili scorpacciate di piselli freschi della mia infanzia e anche i miei primi timidi tentativi di seminarlo dietro casa, proprio dove continuo a fare i miei orti impossibili. Che meraviglia quei baccelli che scrocchiano quando si aprono e poi i semi che ancora duri di spaccano sotto i miei denti! Per mia fortuna non è una pianta esigente e sopporta i freddi non troppo intensi dei climi temperati. Va d'accordo con carote, cavoli, sedano, lattughe, patata e ravanelli (questi poi mi hanno sempre fatto impazzire) e si semina dalla fine dell'inverno in Nord Italia e anche in inverno al Sud. La semina può essere fatta in postarelle distanti 30-40 cm mettendo tre semi a 4-5 cm di profondità. Scerbature, cioè rimozioni anche manuali delle erbe indesiderate, e sarchiature lo aiutano a crescere meglio, mentre vari insetti possono comprometterne lo sviluppo. Quando le piante raggiungono i 10 cm di altezza conviene sistemare i sostegni su cui si arrampicheranno.

Senza dimenticare le lenticchie e il cece, spendo volentieri qualche parola sulla fava poiché mi permette di parlare di difesa antiparassitaria. Essa può essere seminata in piena terra in autunno nel Sud Italia e a fine inverno al Nord, non ha bisogno di cure particolari, se non di scerbature, sarchiature e rincalzature. Non è escluso che vada soggetta ad attacchi di afidi (i già ricordati pidocchi delle piante). In chiave preventiva si può agire con estratti a base d'aglio e macerati d'ortica. Anche la cimatura, con rimozione delle parti più facilmente attaccate dagli afidi, è una valida misura che, tra l'altro, avvantaggia la fruttificazione. Se l'infestazione sfugge al controllo, interventi mirati con piretro sulle parti infestate possono rendersi necessari.

Cipolla, aglio e porro

Cipolle, agli e porri possono arricchire la nostra cucina. L'aglio può essere consociato a molti ortaggi e viene piantato a fine inverno in Nord Italia e in autunno nel Sud. Scrivo piantato perché l'inizio della coltura si fa piantando in terra con la punta rivolta verso l'altro i bulbilli (o “spicchi”) che compongono il “capo” o “testa” dell'aglio. La coltura si protrae fino all'inizio dell'estate e anche oltre. Si deve evitare, come per la cipolla, l'emissione dello scapo fiorale. Esso va quindi rimosso e si deve evitare di piantare bulbilli di piante che lo sviluppano precocemente.
La cipolla, col suo gran numero di varietà, manifesta spesso una caratteristica che trae in inganno gli orticoltori alle prime armi: non dà buoni risultati dopo un'abbondante concimazione con letame o altri concimi organici, sebbene si giovi di tali concimazioni se effettuate prima delle colture precedenti. Richiede potassio e può iniziare il proprio ciclo colturale in vario modo: seminata in semenzaio, piantando i bulbilli che derivano da una precedente coltura interrotta artificiosamente (si piantano “cipolline”) oppure trapiantando le piantine acquistate sul mercato. Ottime queste due ultime soluzioni che pratico in tardo autunno o dopo i freddi invernali. Carota, pomodoro, peperone e melanzana possono esserle buoni compagni.

Cavoli, lattughe, finocchi e carote possono essere, invece, buoni compagni per il porro. Esso può essere seminato in semenzaio all'aperto a primavera avanzata o a settembre oppure direttamente in piena terra da marzo a luglio. La rincalzatura nelle settimane che precedono la raccolta, cinque-sei mesi dopo la semina, ne favorisce l'imbianchimento. Quest'ultimo processo, ricercato anche per il cardo, consiste nella progressiva perdita del colore verde a favore del bianco delle parti non esposte alla luce.

Carota

Come ho già detto non tutte le carote sono di colore arancione, quindi posso aggiungere che ne esistono di vario sviluppo in lunghezza e che in alcune regioni italiane si trovano varietà particolari. In Toscana, per esempio, c'è il pastinocello, una carota spontanea che veniva coltivata in mezzo al grano. Alla mietitura venivano tagliate le foglie, mentre la radice, che ha un colore giallo-marroncino, veniva raccolta successivamente. Ad esclusione dei terreni sassosi, che provocano gravi biforcazioni della radice, poveri di sostanza organica o con ristagni d'acqua, quasi tutti i terreni sono adatti alla semina della carota. Essa può avvenire a spaglio, seguita da un eventuale diradamento, e a file. Nella consociazione con il porro si possono alternare file delle due specie distanziate di almeno 20 cm. Si può consociare anche con ravanelli, piselli e lattughe. Secondo la varietà si può seminare dalla fine dell'inverno fino a tutta l'estate. L'abbinamento porro e carota nell'orto sembra dare vantaggi a entrambi contro alcuni parassiti.
La carota fa parte della famiglia delle ombrellifere, così dette per i fiori disposti nella classica infiorescenza a ombrella, insieme a sedano, finocchio e prezzemolo.

Finocchio

Il finocchio può seguire le colture che terminano il ciclo colturale in estate venendo seminato tra luglio e settembre, oppure si semina a fine inverno. In entrambi i casi si semina in piena terra garantendo distanze di almeno 20 cm tra le piante. Si giova della concimazione organica fatta sulla coltura precedente e di rincalzature che in inverno possono proteggerlo dal freddo. Come altri ortaggi necessita di acqua ma non ama gli eccessi di umidità. Può essere coltivato assieme a lattughe, porro, pisello, cetriolo e cicoria.

Prezzemolo

Il prezzemolo è spesso incluso nel novero degli “odori” o delle erbe aromatiche. Si trova bene nei terreni di medio impasto, quindi né argillosi, né sabbiosi, e cresce volentieri insieme a cipolla, ravanello e lattughe. Salvo che non si ricorra al trapianto di piantine acquistate, si semina da fine inverno a fine estate, a spaglio o a file. Gradisce la concimazione organica e richiede un’umidità costante del terreno, quindi si giova delle innaffiature. La raccolta avviene tagliandone le foglie. Si possono prelevare selettivamente le maggiori soprattutto se viene coltivato in vaso su un terrazzo o sul davanzale, oppure tagliare l'intera pianta e aspettare che ricacci.

Sedano

Il sedano è uno degli ortaggi che non manca mai nelle scorte di mia moglie, anche se io non lo amo, e mi dà lo spunto per invitarvi di nuovo a sperimentare. La maggior parte dei libri dedicati all'orto vi diranno che richiede un terreno di medio impasto e ricco di sostanza organica ma… io l'ho piantato letteralmente sulla sabbia in una parcella dell'Orto della Lumaca di Pietrasanta ed è venuto, come si dice in Toscana, “per dispetto”, cioè inaspettatamente bene. Si legge che nella sabbia il suo sapore sia sgradevomente pungente, ma di questo non so dirvi perché non amandolo non l'ho nemmeno assaggiato. Insalate, cavoli, ravanelli e cipolle possono esserne ottimi compagni. La semina diretta nell'orto si fa in primavera, dopo una bella concimazione organica, mentre in semenzaio si può anticipare. Stante lo sviluppo della pianta, le piante si devono trovare ad almeno 25 cm le une dalle altre. Il sedano può essere sottoposto a imbianchimento rincalzandolo o legandolo e ricoprendo i lunghi piccioli (le coste) con carta. A imbianchimento completato, o a coste completamente sviluppate, può essere raccolto.

Cardo

L'imbianchimento è una tecnica che mi permette di addentrarmi nella famiglia delle composite (che ora i botanici chiamano asteracee). Di essa fa parte, infatti, il cardo o, come si chiama a Lucca, il cardone. Be', a esser proprio sincero, a Lucca si parla di gobbo. Questo perché la fase dell'imbianchimento può essere svolta inclinando la pianta su un lato all'interno di uno scavo e ricoprendola di terra dall'altro, e questo ne provoca l'incurvatura. Preferisce terreni leggermente compatti, freschi e profondi e può essere consociato con ravanelli, cipolle, lattughe e carote.
La semina in piena terra può avvenire da aprile-maggio, ma chi acquista le piantine le potrà piantare in estate o inizio autunno. Sviluppa una radice a fittone, quindi molto grossa e sviluppata in profondità e la sua coltivazione in contenitore richiede molto terreno a disposizione. La raccolta si protrae per gran parte dell'inverno.

Insalate

Tra le composite troviamo numerose piante di cui si usa la foglia a insalata, dalle cicorie (le cui varietà a foglia rossa ricadono tra i radicchi) alle lattughe. Entrando nel dettaglio potremmo citare la catalogna e il pan di zucchero, il radicchio rosso di Treviso e la cicoria belga, l'endivia, le lattughe a cappuccio, le romane e quelle da taglio (lattughino). Le cicorie sono sicuramente quelle che meglio si adattano a vari tipi di terreno e a climi freddi. Molte si raccolgono in inverno, soprattutto i radicchi, mentre la semina si fa nel periodo estivo. La loro grande variabilità ci costringe, però, a rimandare alle indicazioni presenti nelle bustine di seme per le singole varietà. Le lattughe preferiscono terreni ricchi di sostanza organica e climi non freddi. La semina in semenzaio si fa da fine inverno a fine estate. In piena terra viene, ovviamente, posticipata. Acquistando le piantine la coltura inizia con un trapianto alla distanza di una ventina di centimetri. La raccolta è scalare quando le lattughe raggiungono lo sviluppo desiderato. Sia per le cicorie, sia per le lattughe esistono varietà da taglio che sono tagliate più volte, mentre negli altri casi si recide la pianta sotto il colletto per poi destinarla alla pulizia e al consumo. Soprattutto per la lattuga, è opportuno non eccedere con la concimazione azotata ed evitare gli eccessi di umidità che originano spesso marciumi e muffe.

Bietola e spinaci

Tra le chenopodiacee si trovano alcune piante di un certo interesse, tra cui la bietola da coste e lo spinacio, oltre alle barbabietole da orto. Tutte si giovano di terreni di medio impasto, ricchi (o arricchiti) di sostanza organica e senza ristagni d'acqua. La bietola da coste si consocia con cavoli, lattughe, carote e cipolle, così come le barbabietole da orto, e si semina in semenzaio riscaldato a fine inverno o in piena terra in primavera ed estate. Le piante, anche in caso di trapianto, devono trovarsi ad almeno 30 cm una dell'altra e si giovano dell'irrigazione. La raccolta si fa recidendo le foglie più esterne con scalarità. Lo spinacio si semina da febbraio ad aprile se si vuole raccogliere in estate oppure tra agosto e settembre per le raccolte invernali. Si può seminare a spaglio o in file con una distanza minima tra le piante di 6-7 cm. La pacciamatura, per le coltivazioni a file, e l'irrigazione, per quelle estive, sono di particolare importanza. Anche in questo caso la raccolta è scalare con progressiva asportazione delle foglie esterne oppure in unica soluzione recidendo la pianta sotto il colletto. Trattamenti con il rame per difendersi dalla peronospora e altri funghi possono essere necessari.

Cavolo e ravanello

Chiudo questa rassegna, che ripeto essere non esaustiva, con la famiglia delle crucifere o brassicacee. Essa comprende, in particolare, i cavoli e il ravanello.
I cavoli sono un gruppo vasto cui appartengono il cavolfiore, il broccolo, il cavolo cappuccio, la verza, il cavolo nero, il cavolo di Bruxelles, il cavolo cinese e altri. Per lo più prediligono terreni di medio impasto e ricchi di sostanza organica. Si consociano con gli spinaci, la lattuga, la salvia e il rosmarino, il sedano e il pomodoro. Soffrono gli attacchi della cavolaia i cui bruchi possono produrre gravi danni. In presenza di attacchi massicci può essere necessario intervenire con il piretro, ma trattamenti con prodotti a base di Bacillus thuringiensis sono decisamente preferibili, soprattutto sul piano ambientale.
L'inizio del ciclo colturale varia in funzione della specie e della varietà. Per esempio, il cavolfiore si semina in semenzaio tra tarda primavera ed estate per poi essere trapiantato in estate posizionando le piante a 50-60 cm di distanza. Per il cavolo cappuccio semine e trapianti sono funzione della varietà: i cavoli primaverili si seminano a fine estate, gli invernali tra primavera e inizio estate e gli estivi-autunnali tra inverno e primavera. Il cavolo nero si semina in primavera e si trapianta 40-50 giorni dopo la semina. Per la verza la data cambia in funzione della varietà. La raccolta avviene quando la “palla” del cavolfiore, del cavolo cappuccio o del cavolo verza ha dimensioni appropriate. Del cavolo nero di raccolgono scalarmente le foglie a partire da quelle più esterne, possibilmente dopo i primi freddi, mentre per i cavolini di Bruxelles la raccolta dei germogli ascellari si effettua prima che si aprano. Per il cavolo cinese la semina si effettua a fine giugno e la raccolta avviene scalarmente iniziando dopo due mesi e mezzo e prima che inizino i freddi.

Il ravanello cresce bene in terreni sciolti e senza ristagni d'acqua. Quasi sempre viene seminato a spaglio a partire dalla fine dell'inverno e per gran parte dell'estate. In tal caso è spesso necessario un diradamento. Può essere coltivato in compagnia di fagioli, piselli, cavoli, asparagi e cipolle. Gradisce la sostanza organica, mentre è da evitare un eccessivo apporto di azoto che ne provoca la spaccatura della radice. Va raccolto prima che ingrossi eccessivamente spaccandosi e perdendo le caratteristiche della polpa.















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